Recensione de “La diciassettesima Luna” di Kami Garcia e Margaret Stohl

di Valentina Cervelli Commenta

Per chi ha letto con particolare piacere “La sedicesima Luna” di Kami Garcia e Margaret Sthol, leggere “La diciassettesima Luna” è un passo obbligato. Tralasciando quella che considero una scelta poco adeguata di traduzione del titolo, devo dire che il libro mi è piaciuto, anche se in modo differente dal primo.

Questo secondo libro fa “arrabbiare”. Avrei usato un differente termine onestamente, molto più duro per esprimere come nella scelta della trama le autrici siano state contemporaneamente molto brave ed esasperanti. Le informazioni che mettono nel piatto sono tantissime, decisamente troppe per una povera mente che cerca di seguire gli eventi e tentare di capire come vada a finire il tutto. Perdonatemi il paragone se siete dei puristi di Kami Garcia e Margaret Sthol ma questo volume mi ha ricordato tanto “New Moon” di Stephenie Meyer. Una sorta di “hiatus”, di blocco, ma al contempo un passaggio obbligato che ci consente di procedere capendo qualcosa di più. Intendiamoci però, di colpi di scena in “La diciassettesima Luna” ve ne sono di più che in “La sedicesima Luna” se possibile.

E per tutto il libro non si può fare altro che tentare di seguire la mente di Ethan e compatirlo poverino, perché si trova davvero in una situazione così… complicata. Certo, scopre cosa lui rappresenta nell’Ordine delle Cose, comprende che la sua cittadina, Gaitlin, è più intrecciata di ciò che potesse mai pensare con il mondo magico, con la sua famiglia in prima fila…ma in determinati punti della narrazione si prova davvero pena per questo ragazzo, che appare decisamente più vecchio in animo e testa dell’età che realmente ha. Detto questo, che è il massimo della trama che uscirà dalla mia penna, lo stile è scorrevole, veloce, fa così piacere leggerlo che non ci si rende conto del tempo effettivamente passato a farlo. E’ assolutamente consigliato, come tutta la serie, almeno fino a questo momento.

 

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