Cercami di Andrè Aciman, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Per chi ha visto il film “Chiamami con il tuo nome” di Luca Guadagnino e si è deciso a leggere l’omonimo libro di Andrè Aciman dal quale è stato estrapolato, avere la possibilità di leggere il sequel “Cercami” rappresenta un’esperienza agrodolce, soprattutto se con il linguaggio dello scrittore non si ama molto ad avere a che fare.

Stile di Cercami di Andrè Aciman

Va ammesso però che “Cercami”, in qualche modo, rende possibile per la sua struttura rivalutare sensibilmente una prosa che può non piacere o piacere a livello stilistico, ma che di certo porta nuovamente nel cuore alcuni protagonisti di una saga decisamente strappacuore per molti versi. In questo sequel che sembrava non dover nascere e che poi è stato creato dall’autore in ancor minor tempo di quello che ci si sarebbe aspettato, è facile notare l’amore che questo scrittore ha per i propri personaggi. Anche senza dover essere particolarmente affezionati al suo stile. Andrè Aciman, e non c’è bisogno di spoilerare quasi nulla, prende coloro che ci hanno colpito il cuore: Oliver, Elio e Samuel e ne fa il filo portante di un microcosmo nel quale il lettore si può immergere e godere anche dei piccoli particolari. E forse è proprio questo il punto di forza: il fatto che ci si ritrova ad avere a che fare con i due ragazzi partendo da quella che è la vita e l’esperienza del padre del più giovane.

I quattro tempi di Cercami di André Aciman

Il libro, diviso in quattro “tempi”, dà modo a chi legge “Cercami” di Andrè Aciman di riapprocciarsi con calma e tranquillità ad Oliver ed Elio e a quell’amore struggente che non viene dimenticato. Il tempo nel loro caso non guarisce ma in qualche modo li porta a comprendere che se una persona ti è entrata dentro possono essere tante le persone, gli incontri, i progetti che possono susseguirsi: ma quell’attimo magico, quella perfezione raggiunta che ti travolge alla fine non smette mai di esistere. E si arriva ad un punto dove il cercarsi diventa imperativo. Questo romanzo, come il primo volume di questa storia non è il classico d’amore che offre soluzioni semplici e scontate: per assurdo è un testo che rappresenta bene i concetti di possibile rinascita ed urgenza e di come, talvolta, combattere tanto contro quello che si vuole davvero è una battaglia persa in partenza le cui spese vengono fatte proprio da coloro che le vivono. Con una gran perdita di sentimenti, tempo e fatica.

Una libro consigliato? Si.

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