Sua Santità e Chiarelettere: una doverosa precisazione

di Valentina Cervelli Commenta

 La pubblicazione di “Sua Santità” di Gianluigi Nuzzi, come era prevedibile accadesse, non ha mancato di sollevare un polverone. Anzi, a dirla tutta un vero e proprio scandalo, al quale è seguito un arresto importante, altrettanti cambiamenti a livello organizzativo in Vaticano e non solo. In tutto ciò, ad essere divenuti oggetto d’attenzione, sono stati anche l’autore e la casa editrice Chiarelettere, che ha pubblicato il libro.

Le accuse per chi è stato fermato riguardano la ricettazione di documenti. Appare ovvio pensare che lo scrittore Nuzzi non sia assolutamente coinvolto in questo “problema”, totalmente interno alla Santa Sede ed al personale al suo interno. Ciò non toglie che le polemiche attorno alla pubblicazione di “Sua Santità” sono molto forti. A tal punto di portare l’editore a specificare il suo ruolo e quello dello scrittore in merito al materiale riportato nel volume.

Ecco cosa è stato dichiarato attraverso un comunicato stampa:

La casa editrice Chiarelettere in seguito alle polemiche suscitate dalla pubblicazione del libro “Sua Santità” di Gianluigi Nuzzi tiene a precisare che il suo autore, lungi dall’aver ricettato alcunché, ha svolto il suo dovere di giornalista portando a conoscenza della pubblica opinione documenti di interesse generale nel rispetto delle norme vigenti in Italia e in Europa.

Stupiscono pertanto alcune dichiarazioni tese a invitare il governo italiano ad appropriarsi di un ruolo che non gli compete in uno stato democratico e di conseguenza appaiono fuori luogo le interrogazioni parlamentari annunciate da alcuni esponenti del mondo politico dai quali, viceversa, ci si aspetterebbe una ferma presa di posizione in difesa della libertà di stampa.

Stupiscono altrettanto le continue accuse di ricettazione, evidentemente volte a diffamare la casa editrice e il suo autore, e in merito alle quali va ricordato che la Suprema Corte di Cassazione,  anche con riferimento all’art. 21 della Costituzione, ha più volte escluso che la ricezione di documenti riservati, e in ipotesi sottratti da terzi al legittimo proprietario da parte di un giornalista, possa essere considerata reato.

Inoltre la Corte europea dei diritti dell’Uomo, in applicazione dell’art. 10 della Convenzione, ha più volte garantito e tutelato il diritto dei giornalisti di porre in circolazione notizie riservate o sottoposte a segreto, al punto da aver condannato Stati membri per la posizione assunta nei confronti di soggetti che avevano fatto il loro mestiere attingendo a fonti segrete o riservate.

Una posizione più che leggittima quella intrapresa dalla casa editrice ChiareLettere. Non resta altro che attendere per capire come si evolverà la situazione.

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