Le interviste di Libri e Bit: Enrico Brizzi

di Valentina Cervelli Commenta

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Oggi Libri e Bit ha intervistato per voi Enrico Brizzi. Si tratta di un autore che non necessita di presentazioni. Il più importante della nostra generazione. E il più eclettico. Avere l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con lui è stato interessante e fruttuoso. Una delle interviste più divertenti mai fatte a dire il vero.

Personalmente chi vi scrive è anche una sua fan, quindi l’emozione di vedere uno dei propri miti letterari rispondere alla proprie domande… beh, davvero non ha prezzo. Per spiegare Enrico Brizzifor dummies” basterà dire che è l’autore di pietre miliari “adolescenziali” come Bastogne e Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Godetevi l’intervista.

L&B: Prima di tutto una domanda che ti avranno fatto un miliardo di volte: quanto è pesante in positivo ed in negativo l’eredità di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”? (Devo confessare che delle frasi tratte dal libro sono contenute tuttora nel mio lessico personale parlato)

Scrivere un best-seller a 19 anni è un’esperienza istruttiva, che consiglierei a tutti, non tanto per l’arricchimento che potrebbe derivarne (con un contratto da esordiente, si arricchirà soprattutto l’editore), quanto per la prospettiva inedita sulla “commedia umana” che ne deriva.

È sconvolgente, rendersi conto dal vivo di cosa significhino l’adulazione e l’invidia, l’opportunismo e l’ansia di competizione; talmente sconvolgente che, per restare ancorato a una vita normale, val la pena di rifugiarsi qualche tempo fra i selvaggi analfabeti.

In caso contrario, il tuo destino da opinionista televisivo finto-alternativo con i baffetti radi è già segnato.

Se il tuo obiettivo non è quello di diventare una popstar, ma un narratore, allora vale la pena di convertire quelle vibre stucchevoli in una musica forte e cadenzata, il passo di una marcia che non s’arresta, né si svende.

L&B:  Che rapporto hai con l’editoria digitale? Alcune tue opere sono state trasformate e pubblicate sotto forma di libro elettronico.  In quale categoria di scrittori ti identifichi: quelli che prediligono ancora il cartaceo ed hanno “paura” dell’ebook, o li vedi come uno stimolo ulteriore di crescita per un autore?

Mi hanno omaggiato di recente d’un lettore e-book. Costa circa 80 euro, è ancora nella scatola originale sulla mia scrivania e, se vi interessa, sono pronto a cederlo per 50 carte. Nel caso, contattatemi alla casella [email protected]

L&B: Le tue opere sono assolutamente eclettiche: si passa da romanzi pulp (perdona la definizione) come Bastogne fino a storie per ragazzi come quelle di Paco. Come riesci a passare da uno stile all’altro? Ci sono scrittori che rimangono fermi tutta la vita in un unico genere.

EB: Già, ci sono, e non pochi. Le case editrici li amano, perché è molto facile vendere un brand sempre identico a se stesso, come Adidas o Coca-Cola. Si vede che anche a loro va bene, essere considerati alla stregua di bibite, o scarpe.

L&B: Sarà forse una domanda scontata, ma quale è il libro da te scritto che più senti vicino al tuo essere?

Sarà forse una risposta scontata, ma ogni titolo era vicinissimo al mio essere, per come lo percepivo nel momento in cui scrivevo; mi sembra un buon metodo, e non vorrei smettere.

L&B: Dopo tanti anni con la Baldini Castoldi-Dalai, è arrivato il cambio di casa editrice. Qual è la molla che è scattata?

Con i vecchi signori Baldini e Castoldi, fondatori della casa editrice, ci si conosce da vent’anni, e le cose andavano a meraviglia: si andava insieme in montagna, si portavano i figlioli a giocare a biglie a Parco Sempione, e cose del genere.

Poi è arrivato il nuovo proprietario, l’italo-lussemburghese Casimiro Edgar D., che ha voluto sostituire il nome storico della casa editrice col proprio (non si cambia il nome alle persone, alle barche o alle case editrici!), ha messo suo cugino Alex come presidente, e ha commesso altri atti insensati in preda alla più sfrenata hybris; così, un po’ per timore d’un castigo divino e un po’ per lealtà nei confronti di chi mi aveva voluto lì a vent’anni, ho preferito cambiare rotta.

In particolare, la stagione 2012/2013 è dedicata a questo esperimento: pubblicare un testo col più piccolo editore del Paese (“Lorenzo Pellegrini e le donne” per Italica edizioni) e uno col più grande (sarò al Salone 2013 con un nuovo titolo per Mondadori, una raccolta di racconti dedicata alla cultura del mangiare e del bere).

L&B: Il rapporto che da anni intrattieni con i fan tramite il sito prima ed ora i social è straordinario. Loro ovviamente ne sono entusiasti. A te cosa rimane di tutto questo?

Cosa mi rimane? Non ci ho ancora pensato bene,  ma considero un lusso la possibilità di conoscere persone interessanti e, mediamente, più preparate dei tre cafoni rimpannucciati di fianco ai quali ho appena bevuto un caffè.

Il primo diceva che Berlusconi è un grande a restituire l’IMU, Monti è triste e Prodi è una mortadella.

Il secondo sosteneva, con accento calabro-milanese, che la Lega tornerà forte e spaccherà il culo a tutti i Comunisti, “a cominciare da quel terrone di Ingroia”.

Il terzo sospirava che, “quando c’era Lui, i froci come Vendola dovevano coltivare il loro vizio con discrezione”.

Purtroppo la mia solida cultura democratica e il mio passato negli scout mi impediscono di entrare nei bar altrui prendendo a calci gli avventori, perlomeno finché non ci provano loro con me, ma resto sicuro che quei tre non sono fan di alcuno scrittore. E che la zavorra d’Italia si chiama ignoranza.

Il poter intervistare Enrico Brizzi è stato fantastico. Spero di cuore che a voi lettori piacerà leggere questa intervista quanto a noi di Libri e Bit è piaciuto prepararla.

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