Ebook? Fanno male alla salute di librai ed editori

di Valentina Cervelli Commenta

Gli ebook fanno male alla salute dei librai e degli editori. Su questo non ci piove, visto che ufficializzata l’entrata del libro digitale nella vita scolastica, le associazioni di editori e librai si sono ampiamente schierate contro il suo utilizzo. Arrivando addirittura a paventare problemi fisici per gli studenti.

Fermo restando che i migliori casi di scoliosi e vertebre schiacciate nei più giovani derivano da zaini impossibili da portare anche per una persona discretamente allenata, per arrivare a dire che vi potrebbero essere dei problemi per la salute e lo sviluppo della memoria di chi cede al digitale per il cartaceo, ce ne vuole.

Fatta questa piccola premessa entriamo nello specifico. In una nota congiunta l’Associazione italiana editori (Aie), la Federazione della Filiera della Carta e della Grafica, l’Associazione librai italiani (Ali) e l’Associazione nazionale agenti rappresentanti e promotori editoriali (Anarpe) sostengono come il libro tradizionale stampato dovrebbe rimanere intoccato per il suo “valore pedagogico e perché “a oggi non è dimostrato da nessuna parte che l’impatto sempre più pervasivo degli strumenti elettronici sui ragazzi non sia nocivo per la salute, senza contare che la memorizzazione e la comprensione sono meno sollecitati dai supporti elettronici”.

Non so voi lettori cosa ne pensiate, ma tra tutte le voci avverse all’ebook, questa è stata sicuramente la peggiore in quanto a credibilità. Fermo restando che molti ragazzi distruggono i propri libri senza rispetto a meno che non pianifichino di vendere libri di testo usati l’anno successivo, dove andrebbe perso il valore pedagogico rimanendo essenzialmente invariati i contenuti?

Sulla nocività dell’ebook poi ci sarebbe da parlarne in eterno, sia dal punto di vista della memoria che della comprensione. Personalmente non trovo alcuna differenza nel ricordare un testo cartaceo o uno digitale. E lo stesso sicuramente sarà per i più giovani alle prese con le materie scolastiche. Finché si vuole parlare di possibili spese ai danni delle famiglie la ragione è ovviamente tutta nelle loro mani: il problema è che più che ai portafogli degli studenti l’impressione è che la vera preoccupazione sia l’entrata di minori introiti derivante dall’organizzazione della scelta dei testi contenuti nel decreto del ministro Profumo.

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