E’ uscito finalmente anche in Italia uno dei romanzi che più ha appassionato i lettori russi tanto da aggiudicarsi nel 2009 il Russian Booker Prize, il più importante premio letterario russo che ogni anno si preoccupa di premiare le voci più interessanti della letteratura postsovietica. Il tempo delle donne ci porta a Leningrado nei primi anni Sessanta dove ancora aleggiava nelle case e nelle piazze la presenza di Stalin, un’atmosfera di terrore, paura e incertezza. Tra tutti i russi, la scrittrice racconta la storia di Antonina, giovane operaia che da poco ha scelto di trasferirsi in città per lavorare in una fabbrica e che presto dovrà badare anche a un piccolo uomo che sta crescendo nel suo grembo. Anotnina si ritrova infatti incinta di un uomo con cui la donna ha solo trascorso una notte e che la abbandona poiché non dimostra alcuna intenzione di volersi prendere cura del piccolo. L’unico che si interessa alla difficile situazione della donna è lo Stato che le assegnerà un alloggio in coabitazione dove già vivono tre anziane donne che si prenderanno cura di lei aiutandola a partorire.
Narrativa
Recensioni di libri di narrativa, tutti i generi
Fermina Márquez di Valery Larbaud
Fermina Márquez è un piccolo e piacevole libro, edito da Neri Pozza, da leggere sotto l’ombrellone o sotto un albero mentre ci godiamo i primi pic nic sotto il tiepido sole della primavera.
Racconta la storia di un gruppo di allievi del collegio Saint-Augustin, nei pressi di Parigi, la cui vita viene turbata dalla presenza nel collegio, per qualche tempo, di una ragazza, Fermina Márquez appunto.
Fermina segnerà, rappresenterà, per molti di loro il passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Tutto ciò che prima sembrava importante, le classiche guerriglie maschili, assumono all’improvviso un significato diverso.
Un curioso particolare del romanzo è che gli allievi sono in minima parte francesi. Appartengono infatti per lo più a ricche famiglie ispano americane e da queste hanno ereditato tutto il carattere orgoglioso e passionale.
Mappe dei romanzi: Orgoglio e Pregiudizio
Cari lettori, come avrete già avuto modo di notare, LibrieBit si sta occupando da un paio di settimane di aprirvi le porte delle case degli scrittori più famosi e di rendervi conto dei viaggi letterari che vengono organizzati in tutto il mondo, una rubrica interessante e perfetta per i lettori più curiosi. Grazie a questa rubrica, e a una serie di ricerche che con il tempo ci hanno portato verso nuovi “lidi letterari”, abbiamo pensato di offrirvi una seconda faccia dei romanzi classici e di avventura, quella delle mappe letterarie, ossia vere e proprie rappresentazioni cartografiche del romanzo in questione che vengono tracciate da esperti e che hanno lo scopo di guidare i lettori verso i luoghi che hanno ospitato le scene topiche del libro.
Classici russi: meno difficili del previsto
http://www.youtube.com/watch?v=ZXsbl_FMTpQ
Parlavo ieri di Anna Karenina con mio marito. In casa siamo molto rispettosi dei luoghi comuni sulla lettura, perciò io leggo per lo più romanzi e lui saggi. L’unico romanzo cui ha mostrato qualche interesse è I fratelli Karamàzov di Fëdor Michajlovič Dostoevskij.
Non è un caso. Dostoevskij viene citato in molti volumi di filosofia per le complesse questioni affrontate nei suoi romanzi e per il famoso capitolo de I fratelli Karamàzov intitolato Il grande inquisitore. Qui l’autore immagina un Cristo che, tornato sulla terra, viene nuovamente imprigionato e condannato a morte, perché il suo messaggio rende gli uomini liberi e quindi non gestibili da un potere autoritario.
L’unicorno dal corno d’oro di Nahas e Landmann

L’unicorno dal corno d’oro è un libro illustrato per bambini dai 4 anni in su. Mia figlia lo ha letto la prima volta nella biblioteca della sua scuola materna e se ne è innamorata, al punto tale che ho deciso di comprarglielo.
In realtà anche noi ci siamo innamorati del volume e, più che della storia, comunque significativa, delle splendide illustrazioni di Bimba Landmann.
La Venezia che ci scorre sotto gli occhi è una Venezia magica, dorata, luminescente. Una Venezia in cui non ci stupiremmo di vedere un unicorno correre tra le strette e tortuose calli.
Le immagini riescono a rendere visibile, in qualche modo, la sensazione che si prova arrivando a Venezia per la prima volta.
Seppellitemi dietro il battiscopa di Pavel Sanaev
Quando ho cominciato a leggere Seppellitemi dietro il battiscopa di Pavel Sanaev, ho riso tanto e ne ho amato subito lo stile asciutto e la prosa incisiva. Sanaev è stato in grado di farmi vedere ogni singolo personaggio, di farlo vivere, di farmi sentire quasi la sua voce dentro casa, anche quando riponevo il libro.
Il problema, in effetti, è proprio questo: ad un certo punto cominciate a capire che non si tratta affatto di un libro divertente, ma siete ormai catturati e volete, dovete sapere come andrà a finire questa storia. La storia di un bambino, Saša, che, pur avendo una madre, si ritrova a vivere con una nonna con seri disturbi mentali (ma lo capiremo solo più avanti).
La nonna lo chiama raramente per nome, più spesso lo appella con epiteti pesanti e violenti, solitamente lo chiama carogna. Gli prospetta una morte certa e lo lega a sé in un crescendo di messaggi contraddittori della serie ti voglio morto/solo io posso salvarti la vita.
Biancaneve illustrata da Mayalen Goust

Chi conosce la storia di Biancaneve, quella originale dei fratelli Grimm intendo, non il cartone della Disney? Perché è questa la storia splendidamente illustrata da Mayalen Goust nel volume omonimo, edito da Gallucci.
La Goust, classe 1976, riesce in una non facile impresa ovvero incuriosire i lettori anche se la storia è conosciutissima. Le tavole illustrate si ispirano ad una certa pittura orientale, ma non la scimmiottano. Il colore rosso sottolinea i passaggi e i personaggi del racconto. I buffi cappelli dei nani restano davvero impressi nella memoria, come il terribile e poi buon cacciatore di cui non vediamo il viso.
Riva di Kim Thúy vince il premio Mondello per la Multiculturalità
E’ difficile parlare di un libro che ti ha lasciato senza parole. Riva, opera prima di Kim Thúy, edita da nottetempo nel 2010, è un romanzo d’esordio solo narrativamente parlando. In realtà è un’opera lucida e matura, che sarebbe riduttivo definire biografica.
La scrittura della Thúy è limata e tagliente. Dolorosa, ma senza indugiare in dettagli truci o solleticare il sempre più evidente voyerismo di certi lettori. La storia della sua vita, della fuga dal Vietnam, dell’approdo in Canada, i ricordi, gli odori, le immagini che ha portato con sé ci scorrono sotto gli occhi in un misto di dolore, delicatezza e lucidità.
Non mi stupisce che quest’opera abbia vinto il premio Mondello per la Multiculturalità, già consegnato a personaggi del calibro di Milan Kundera, Doris Lessing, Jose Saramago, Gunther Grass, dopo aver già vinto il canadese “Prix littéraire du governeur général” e il francese “Grand Prix Rtl/Lire”.
The Dome, di Stephen King: recensione

The Dome è uno dei romanzi più recenti di Stephen King, anche se caratterizzato da una storia davvero particolare. King ha infatti iniziato a lavorare a questo libro nel 1976. La prima versione, di appena 70 pagine andò perduta e lo scrittore decise di accantonare il progetto, ripreso solo qualche anno più tardi con risultati che non soddisfarono per niente l’artista, che preso dalla rabbia ne scagliò le pagine contro un muro.
Lo scrittore, grazie ad un recupero straordinario da parte della moglie Tabitha, (come storia vuole avvenne anche con Carrie, n.d.r) ritornò sulla storia in questo primo decennio del ventunesimo secolo, con i risultati che tutti conosciamo.
Le cazzate che dice mio marito di Marica Facci
Ho mostrato Le cazzate che dice mio marito, edito da Aliberti, ad un gruppo di amiche proprio ieri sera. Tutte hanno riso e tutte, senza neanche aprirlo, sapevano bene di cosa si stava parlando.
Ho cominciato a scorrere i capitoli di questo piccolo riassunto della vita coniugale (dal punto di vista della moglie, certo) e ho ritrovato le descrizioni dei nostri mariti che, a loro insaputa, ci scambiamo quando ci incontriamo al parco, stravolte dalla vita familiare.
La differenza, tra noi e Marica Facci, è che Marica Facci ha tenuto un diario e noi no, che Marica Facci ha deciso che se la sentiva tranquillamente di svergonare suo marito e noi no, che Marica Facci se lo tiene questo marito (e non tutte le mie amiche lo hanno fatto). Mi sorge un dubbio.
E’ davvero così tremendo (esiste veramente) il marito della Facci? Perché sembra la sintesi di tutti i nostri mariti messi insieme. Ora, se ognuna di noi, a malapena riesce a sopportare tre o quattro capitoli, come si fa a tenersi a casa l’equivalente dell’intero libro? Il mio è quello dei capitoli sul russare, sul telecomando e del guardiamo un film. Non oso pensare cosa farei se mi trovassi alle prese con quello del carrello del supermercato (trovate la citazione in fondo al post).