Recensione di Cuore di cane, Michail Bulgakov

di Giada Aramu Commenta

 Grottesco come La metamorfosi di Franz Kafka e incredibile come Frankestein di Mary Shelley, Cuore di cane di Michail Bulgakov è il romanzo che in pochi conoscono e che, anche grazie ai libri in offerta della casa editrice Newton Compton, in molti hanno potuto leggere e commentare.

Il romanzo, scritto nella prima metà del 1900 nella Russia del postguerra, racconta al lettore l’esperimento del medico e professore universitario Filip Filipovic Preobrazenskij che, dopo aver avvicinato e battezzato un cane randagio con il nome di Pallino, porterà a compimento un esperimento spaventoso: trapiantare i testicoli e l’ipofisi di un ubriacone morto al pub nel corpo del povero cane Pallino; un esperimento terribile che darà vita a un omuncolo spelacchiato, piccolo e tozzo in piedi sulle zampe posteriori e pronto a bere alcol e a pronunciare ogni sorta di turpiloquio. Pallino, però, sfuggirà al controllo del suo “creatore”…

Essendo molto breve, il romanzo può essere divorato in pochissime ore, un compito che si assolve con piacere e leggerezza grazie alla narrazione veloce e quasi teatrale del romanzo che ha probabilmente facilitato anche l’adattamento cinematografico del romanzo, trasposto su pellicola ben due volte, da Alberto Lattuada e Vladimir Bortko.

Il nostro consiglio? Un’ottima lettura consigliata a tutti a un prezzo speciale e scritto in una più che buona traduzione!

Ecco la sinossi del romanzo Cuore di cane, di Michail Bulgakov:

Sotto il bisturi di uno scienziato un cane viene trasformato in uomo. Ma non è la bestia a diventare più nobile, è lo spirito umano ad abbassarsi al livello canino. O forse la verità è un’altra? Forse, semplicemente, l’uomo è più crudele e insensato di qualsiasi animale? La storia del cane/uomo Pallino nella Russia della rivoluzione è allo stesso tempo un racconto vibrante e una satira spietata: un romanzo che si tiene sempre in magico equilibrio tra la narrativa e il teatro, tra la precisione scientifica e il grottesco, tra la dura realtà quotidiana dei soviet e l’assurdo.

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