Presentazione di Mirtilli a colazione, Margaret Mitchell Moore

di Giada Aramu Commenta

Mirtilli a colazione, Margaret Mitchell MooreE’ uscito ieri Mirtillo a colazione, il primo romanzo di Margaret Mitchell Moore, scrittice esordiente e giornalista. Il romanzo, pubblicato dalla casa editrice Garzanti, narra la storia di una famiglia come tante, generazioni e generazioni di emozioni, passioni e dinamiche familiari coinvolgenti proprie dei nuclei più numerosi. La scrittrice, madre a sua volta, ci porta nel mondo dell’affetto familiare e, in particolare, di quello che ogni genitore prova per i propri figli e del legame indistruttibile che, anche con la maturità, rimarrà uno tra i capisaldi della vita quotidiana e della sfera emotiva. Il romanzo, lanciato in vendita on line e in libreria, accompagna un test ispirato al romanzo, Che figlio sei, creato dalla casa editrice e disponibile sulla pagina Facebook Garzanti (qui il link).

Ecco la presentazione di Mirtilli a colazione:

Burlington, Vermont. Il tavolo della colazione sembra un campo di battaglia. Uova strapazzate sbocconcellate, macchie di marmellata mista a yogurt, briciole di pane sulla tovaglia. In salotto giocattoli sparsi a terra e il pianto di un neonato. Ginny e William pensavano di non doversi più occupare di queste cose. Tutti i loro figli sono ormai grandi e se ne sono andati finalmente a vivere per conto loro. Il loro programma era quello di godersi in pace gli anni della loro vecchiaia, curare il giardino, scaldarsi alle chiacchiere serene dell’ultimo sole. Ma è bastato un solo, breve weekend perché la casa fosse improvvisamente invasa da tutta la loro progenie. La prima a presentarsi è Lillian, in fuga da un marito fedifrago, con al seguito la sua bambina di tre anni e il neonato Philip. Poi Stephen, accompagnato dalla moglie che scopre proprio in quel momento che la sua gravidanza è a rischio ed è costretta all’immobilità immediata. E infine Rachel, la figlia minore, che ha perso il lavoro e non può più permettersi le scarpe costose e l’affitto nel pieno centro di Manhattan. Dovevano fermarsi solo pochi giorni, ma sono diventati ospiti a tempo indeterminato.
William e Ginny hanno di fronte a loro una lunga, lunghissima estate in cui, fra piatti rotti, urla selvagge, ma anche le carezze tenere delle dita paffute di un nipotino, devono imparare a conoscere di nuovo i figli e i loro problemi, ormai molto più complessi di una caduta dalla bicicletta e un ginocchio sbucciato. Perché non si smette mai di essere genitori.

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