Popstar della cultura: Saviano e Allevi figli del marketing o veri intellettuali?

di Giulia De Filippo Commenta

Cosa hanno in comune Roberto Saviano, Giovanni Allevi, Andrea Camilleri, Beppe Grillo, Mauro Corona e Carlo Petrini? Sono vere e proprie icone pop di cui l’Italia sembra non poterne fare a meno. Nel libro “Popstar della cultura”, edito da Fazi, Alessandro Trocino tenta di spiegare, attraverso le biografie di questi personaggi, come funzioni l’industria culturale italiana e quanto sia importante avere un buon ufficio stampa per diventare famosi.

Un’analisi lucida e ironica (ma neanche troppo) di quel conformismo culturale che da tempo si è inserito all’interno della nostra società generando mostri sacri impossibili da criticare. Colpa della politica? Colpa della televisione (domanda che rimanda alla prima)? Colpa degli italiani succubi e incapaci di scegliere con attenzione chi dovrebbe veramente essere l’orgoglio d’Italia? Tanti dubbi, poche certezze.

Ma il populismo è sempre stata una condizione di comodo per tutti, per i piani alti come per quelli bassi, per i grandi scrittori come per le casalinghe. Se poi dobbiamo fare i conti anche con le operazioni di marketing e la “mediatizzazione” di certi personaggi, allora ecco che viene meno la possibilità di un pensiero critico per fare largo alle nuove popstar portatrici sane di cultura al ribasso. “Se è la domanda che regola l’offerta, il panorama culturale non può essere che questo”, afferma Trocino.

Vediamo cosa si cela dietro a questi personaggi.

Roberto Saviano. “Non si chiama fuori dal circolo vizioso. Senza capire che recarsi al sacrario di Fabio Fazio, entrare nel pantheon televisivo della sinistra, incassare gli elogi di premi Nobel, non aiuta la causa, se non quella del proprio ego. E diventare un “gadget”, come gli viene rimproverato, non gli gioverà”.

Giovanni Allevi. Amico del pianoforte, pare non essere ricambiato. E’ ovunque: tv, giornali, radio, spot, perfino nel comitato per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Ma la sua vera passione sono i capelli: “Per incrementarli ho provato di tutto. Alla fine mi sono fermato al balsamo Hydra Ricci della Garnier: rende il riccio definito”. Qualcuno l’ha definito il Moccia della musica, e il violinista Uto Ughi ha sentenziato in modo conciso: “Il suo lavoro è modesto e risibile. Un’offesa ai grandi. E’ un nano in confronto a Horowitz, a Rubinstein. ma anche rispetto a Modugno e a Mina”. Un nano dai ricci definiti, però.

Beppe Grillo.  Da comico ad apocalittico. I fan valutano ogni sua presa di posizione come una coraggiosa uscita dal coro, mentre chi lo avversa è sempre in mala fede e prezzolato da qualche multinazionale. “Tutto è melma, sostanza organica. E se il mondo è merda, proclamarlo, denunciarlo ad alta voce è la scorciatoia più rapida per tirarsene fuori, per autoassolversi e sentirsi candidi come la neve: la parresia paracula del profeta a costo zero”. Ormai, è il leader indiscusso del popolo degli indignati.

Andrea Camilleri. Un grande della letteratura italiana e, soprattutto, delle classifiche. Ogni volta che esce un suo libro, schizza al primo posto. Ma, forse, qualcuno non sa che il maestro del giallo è anche abile nel gestire i rapporti con le case editrici: affida a Mondadori, che un tempo non credette nel talento dello scrittore siciliano, le opere peggiori, mentre pubblica le migliori con Sellerio. “Uno che detta tempi e scelte al mercato editoriale, invece di subirle. Un intoccabile”.

Forse, giocare sulle semplificazioni e inserire Roberto Saviano nel panorama delle popstar conformiste, non è stata una mossa astuta, soprattutto relativamente ai temi trattati dal giornalista e scrittore. Ma indubbiamente il libro è un contributo alla democrazia culturale italiana, nonostante riveli una parte del paese “malata di retorica, sentimentale, massimalista, finto rivoluzionaria e antilluminista”, difficile da curare, soprattutto quando i cittadini risultano essere proprio come i loro divi.

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