Napoli, in pericolo primo libro stampato in Italia

di Valentina Cervelli Commenta

 Molto presto il primo libro stampato in Italia e conservato a Napoli potrebbe non essere più dato nemmeno alla visione  degli studiosi. Parliamo di “De civitate Dei” di Sant’Agostino, realizzato nel 1465, a Subiaco, per mano di due chierici tedeschi, i famosi prototipografi Sweynheym e Pannartz.

Di lui si sa poco, è stato visto solo da pochi addetti ai lavori e non è stato mai esposto in una teca alla visione pubblica. Quello che si conosce è che a breve potrebbe non essere più disponibile, per nessuno. Perché?

A quanto pare la ragione va cercata nel fatto che questo prezioso manoscritto conservato attualmente nella Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, in una delle torri di Castel Nuovo, si trova in un luogo che normalmente non può disporre della giusta sorveglianza all’oggetto per organizzare mostre, né sufficiente personale in generale per completare la catalogazione.  Sebbene l’istituto napoletano si sia piazzato secondo nel sondaggio “Abbracciamo la cultura”, iniziativa di Legambiente e del Corriere della Sera, ha appena ricevuto due no fortissimi alla richiesta di fondi necessari per la sua sopravvivenza. Come spiega la presidentessa della società, la storica Renata De Lorenzo:

Il nostro debito non è clamoroso si tratta di circa centocinquantamila euro. Abbiamo chiesto sostegno all’Unione industriali e all’Ufficio cultura del Banco di Napoli (nel cui caveau è collocata la collezione numismatica) ma le risposte sono state entrambe negative. Non riesco a fare alcun commento.

Se ci è possibile un commento, sembra proprio che l’Italia sia contraria al mantenimento della propria cultura e dei propri valori, cosa che chi ha reso noti in tutto il mondo per secoli. Lo ricordiamo, insieme a tutti beni della fondazione, rischia di fare una brutta fine anche il primo libro mai stampato in Italia, secondo in importanza solo alla famosa bibbia latina “delle 42 linee” in latino realizzata da Gutenberg nel 1456 circa.

La società napoletana sembra però intenzionata a non demordere, cogliendo l’occasione del 150 anni dell’unità d’Italia per rilanciare il problema a livello nazionale attraverso un convegno che si terrà la prossima settimana a Castelnuovo.

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