L’abbazia dei cento peccati di Marcello Simoni, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Se vi aspettavate qualcosa di “nuovo” nel vero senso della parola, con “L’abbazia dei cento peccati” di Marcello Simoni, è inutile dirvi che avete sbagliato totalmente indirizzo. E non ve lo sto dicendo perchè delusa dal libro, ma semplicemente perchè così è con questo autore: i tempi e le trame… si assomigliano tutte.

Non per questo vi consiglio di non leggere “L’abbazia dei cento peccati” di Marcello Simoni. Ho un debole ancora per questo autore e non mi interessa poi più di tanto che le sue opere possano sembrare ripetitive. Mi va bene così. In questo caso siamo nell’agosto del 1346 e  Maynard de Rocheblanche, sopravvissuto a una sconfitta militare, entra in possesso di una pergamena con un enigma da risolvere. Mettiamolo in chiaro: non sarebbe Marcello Simoni se non ci fosse tutto ciò, quindi molte cose all’interno di questo romanzo sono prevedibili, anche il ruolo dei personaggi femminili che (ben venga) sono decisamente più presenti in questa opera.  Quello però che va ammirato dell’autore è la capacità di riuscire a scrivere dei thriller storici credibili. Anche se le storie un po’ si somigliano tutte e le reliquie dei suoi libri sono ormai innumerevoli. Ad ogni modo, lamentele a parte, “L’abbazia dei cento peccati” è un libro che scorre abbastanza veloce nella lettura e che contiene in sé tutti quelli che sono i pregi dello scrittore. Non abbiate quindi paura di leggere questo romanzo: è perfetto se ci si trova sotto un ombrellone in spiaggia, ma anche se si rimane in casa rinfrescati da un semplice ventilatore.

 

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