eBooks italiani, Libri e Bit intervista la Graphe.it edizioni

di Barbara Commenta

La Graphe.it è una piccola casa editrice italiana (definizione poco amata dall’editore), che già da molto tempo ha messo a disposizione dei suoi lettori gli eBook. Il catalogo della casa editrice comprende, come scoprirete, testi di diverso genere, tra cui anche un curioso manuale di cucina, apparso recentemente in Eat parade su Rai 2. Ho intervistato l’editore della Graphe.it, Roberto Russo, per parlare di editoria digitale, poesia, letteratura erotica.

L&B: Quando è nata la Graphe.it edizioni e perché hai deciso di rischiare in un periodo, chiamiamolo così, di sovraffollamento editoriale?
R.R.: La Graphe.it Edizioni è nata nel 2005. Nasce come realizzazione di un sogno “antico”. E, come tutti i sogni, tiene in poco conto i rischi. Pregio? Difetto? Non lo so. Un sogno è un sogno.

Per il “sovraffollamento editoriale” hai ragione e, a essere sincero, da quando è nata la Graphe.it c’è stata una crescita geometrica di folla (o follia?) editoriale. Non mi preoccupo molto, però, del sovraffollamento: ritengo che, alla lunga, la qualità premi.

E se la Graphe.it Edizioni non dovesse essere premiata, sarà giusto così. Intanto sono sei anni che andiamo avanti, a piccoli passi.

L&B: Quali sono gli ostacoli principali che si trova davanti un piccolo editore e quali le risorse su cui puntare?
R.R.: Non voglio fare lo snob, ma la differenza tra “piccolo” e “grande” editore mi piace poco. È funzionale, per carità, ma preferirei parlare di editori adulti o meno.

Fatta questa premessa, gli ostacoli principali, per quel che mi riguarda, consistono nella difficoltà di raggiungere capillarmente le librerie o almeno di far sapere loro che un certo libro esiste; la difficoltà nel farsi spazio in un settore sovraffollato (vedi sopra) e, lo devo dire anche a costo di essere impopolare, la presunzione di alcuni autori che, trovandosi dinanzi a un “piccolo” pensano di poter fare la voce “grossa” perché loro sono chissachi.

La principale risorsa la individuo nella rete: ritengo che sia un ottimo mezzo per farsi conoscere e seguire.

L&B:In che anno hai cominciato a pubblicare e-book e come hanno risposto i lettori?
R.R.: A maggio 2010 è partito il primo store online italiano per la vendita di eBook: e noi c’eravamo. Parlo di Internet Bookshop (e di Simplicissimus Book Farm che è il primo fornitore in Italia).

Ritengo che sia corretto ricordarlo, questo, perché ogni giorno che passa si leggono comunicati e news che annunciano che “finalmente” è nato uno store online, che “ora” anche in Italia ci sono gli eBook.

Ci sono molti editori – e professionisti del settore – che lavorano sodo senza fare proclami ed è grazie a loro che oggi si possono riempire pagine di giornali, riviste e siti con discussioni sugli eBook.

I lettori hanno risposto bene, per quel che mi riguarda. Teniamo presente che stiamo parlando di un mercato per lo più di nicchia: al giorno d’oggi il numero di titoli disponibili in eBook in italiano è esiguo rispetto ai titoli disponibili in cartaceo.

L&B:Quali sono i vantaggi che un e-book può offrire rispetto al cartaceo?
R.R.: La lettura è sempre lettura, sia che avvenga su cartaceo che digitale. I vantaggi del digitale risiedono, a mio modo di vedere, nell’immediata usabilità del testo (lo vedo, lo acquisto, lo leggo: e questo indipendentemente dall’orario, per esempio); nella possibilità di apportare correzioni al testo senza dover aspettare ristampe o nuove edizioni; nella possibilità di portarsi molti libri appresso senza doversi spezzare la schiena; nella semplicità e bellezza di leggere un libro con tecnologia e-ink (e, se lo si fa in luoghi pubblici, attirare la curiosità degli altri!); in una maggiore coscienza ecologica.

L&B:Hai un e-reader o sei un lettore tradizionale?
R.R.: Sì, ho un eReader. Lo avevo da prima di iniziare a pubblicare eBook. Leggo indifferentemente cartaceo o digitale.

L&B:L’ultimo libro che hai letto (non per lavoro s’intende)?
R.R.: Il Grimorio di Baker Street. Le avventure soprannaturali di Sherlock Holmes, a cura di J.R. Campbell e Charles V. Prepolec, edito dalla Gargoyle.

L&B:L’ultimo e-book che hai letto?
R.R.: Stephen Brown, Vendere il tuo libro con successo (che poi si è trasformata anche in una lettura di lavoro), edito da 40k.

L&B:I classici che non devono mai mancare nella libreria personale?
R.R.: Se si usa un eReader il problema non si pone perché ce li metti tutti dentro e stai tranquillo. Se parliamo di cartaceo sono molto, molto, molto selettivo: dopo la Bibbia, la Divina Commedia, il Decameron e il Canzoniere non è che sia stato detto molto di nuovo sotto il sole…

L&B: Dire selettivo è dire poco, mi costringi a chiederti se c’è almeno un autore contemporaneo che ti ispira
R.R.: Ce ne sono due: Sebastiano Vassalli e Umberto Eco. Del primo mi sono innamorato leggendo “La chimera” e da allora leggo tutto (o cerco almeno di leggere tutto) quello che pubblica. Di Umberto Eco amo i romanzi.

L&B: Parliamo di poesia. C’è ancora spazio o per meglio dire c’è ancora tempo, di lettura, di pensiero, di meditazione per i versi poetici?
R.R.: Ora divento cattivo! Mi verrebbe da risponderti di no, che non c’è spazio per la poesia, perché appena un editore si mostra interessato alla poesia viene sommerso da valanghe di email e manoscritti di sedicenti poeti e poetesse che, spesso, confondono la poesia con il mettere le parole in fila indiana, una sotto l’altra. Tolti questi molti, moltissimi, troppi che si definiscono poeti, credo che la poesia buona e bella non avrà fine.

Oggi c’è tempo per la poesia e c’è anche sete di poesia. Del resto, quando dobbiamo scrivere un messaggio d’amore capita che andiamo alla ricerca di qualche poesia dei grandi poeti, no? Ecco, in questo sta la bellezza e l’importanza della poesia: nell’esserci, senza clamori e senza grandi numeri di vendite. Ed è per questo che noi pubblichiamo anche della poesia. Ma siamo iper-selettivi.

L&B: Tra i vostri e-book c’è anche una raccolta di versi erotici. Perché un editore sceglie di dare voce all’erotismo e come rispondono i lettori?
R.R.: Perché un editore non dovrebbe scegliere di dare voce all’erotismo? C’è una pruderie dilagante di stampo crociano che vorrebbe farci credere che la letteratura erotica sia di serie b, che sia inferiore al resto della letteratura.

Non dimentichiamoci che nella Bibbia c’è un libro – il Cantico dei Cantici – che definire erotico è poco; non dimentichiamo che ci sono opere di grandi mistici – per esempio Teresa d’Avila e Giovanni della Croce – che sono un puro concentrato di eros.

Provate a leggere la descrizione che Teresa d’Avila (santa!) fa dell’episodio mistico della trasverberazione del cuore: è altamente erotico (e non è un caso che la compagnia teatrale catalana La Fura dels Baus nel suo spettacolo XXX del 2002 – spettacolo che è un concentrato di sesso – faccia irrompere sulla scena un’attrice che declama il testo di Teresa d’Avila).

La raccolta a cui fai riferimento, poi, Poesiole doppiosensuali della poetessa veneziana Clara Vajthò sono testi molto intelligenti, secondo me: la poesia ha un doppio senso, non solo, e non tanto, “erotico”, ma anche ha un altro significato se si coglie la chiave interpretativa.

I lettori – molti, non tutti – sono figli del moralismo di cui sopra: l’edizione cartacea (di queste poesie e anche di una collana erotica che avevamo e che abbiamo chiuso) non è andata benissimo, perché, come ci spiegava uno dei nostri distributori, il lettore medio si vergogna di andare alla cassa con un testo erotico in mano; in eBook, invece, le cose vanno decisamente meglio. E questo deve far riflettere, secondo me…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>