Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza di Giulia De Lellis

di Valentina Cervelli Commenta

Se la ghostwriter di Giulia De Lellis per il suo “Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza” sostiene che sia stato un atto femminista scrivere con lei questo libro va detto, e non ce ne vogliate, che anche la lettura di un simile volume fino alla fine è un grandioso atto dello stesso ideale.

Non convince Giulia De Lellis

Ognuno è libero di seguire i personaggi che desidera e niente contro l’ex corteggiatrice ed influencer, ma con molta probabilità “Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza” rientra nella top 5 dei libri più brutti mai letti da chi vi scrive e senza dubbio vince il primo premio per quello più  inutile nel panorama letterario. E non si tratta di essere cattivi, va sottolineato, la persona può piacere e non piacere e questo non influirebbe comunque. Ma se si ha un minimo di standard letterari ai quali riferirsi diventa quasi impossibile accettare quel che si legge. Non solo in contenuti, dove si potrebbe parlare per ore di un libro che riesce a sembrare ancor meno pretenzioso di una fanfiction scritta male, ma anche nel linguaggio scelto dove il discorso “rimanere fedeli alla realtà” risulta essere esagerato. Si vuole davvero standardizzare per tutte le giovanissime che comprano questo volume biografico un simile modo di esprimersi? Detto ciò va sottolineato: le corna sono sempre e comunque condannate e nessuno le merita.

Linguaggio no per Giulia De Lellis

Vi sono stati diversi altri esempi nel corso degli anni di Youtubers ed influencer che hanno scritto libri. L’ultimo esempio soddisfacente lo ha prodotto Claudio Sona: la sua “biografia” si è presentata ben scritta e senza dubbio interessante nei contenuti. Non si può dire che “Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza” sia privo di interesse, soprattutto per chi segue la ragazza nella sua carriera o è appassionato di gossip: e per quanto si parli di “aver romanzato” alla fine onde tutelarsi, anche con la mancanza di nomi è possibile ricostruire perfettamente quel che accade. Il problema è il linguaggio usato: e non solo perché ci si trova davanti ad un mix di linguaggio italiano corretto ed espressioni dialettali che ti chiedi se siano effettive o un semplice errore di editing, ma soprattutto perché non si può pensare parafrasando l’autrice di condire con zucchero a velo ciò che di scadente si ha davanti per renderlo più buono.

Un libro consigliato? No, perché in certi punti fa perdere la pazienza anche alla femminista più paziente. Adatto a chi è fan di Giulia De Lellis perché è uno sguardo sul suo mondo.

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