Biografia Steve Jobs: vende bene ma non è record

di Valentina Cervelli Commenta

Era destinata a diventare un best seller, e di questo eravamo coscienti tutti, in ogni campo. Ma i  numeri raggiunti in una sola settimana di vendita ci lasciano ad ogni modo spiazzati perché non sono così esplosivi come credevamo. Parliamo ovviamente della biografia autorizzata sul compianto Steve Jobs, scritta dal giornalista Walter Isaacson.

Forse, data l’ampia risonanza avuta dalla morte di questo guru informatico, ci aspettavamo le stesse file viste presso gli Apple Store di tutto il mondo. Evidentemente le persone non solo hanno una propensione fortissima a spendere esageratamente per celebrare una persona, ma non comprendono l’importanza di esercitare anche il loro diritto alla lettura. Non si spiegano altrimenti i numeri registrati. Nel corso della prima settimana dalla messa in commercio, il libro su Steve Jobs ha venduto circa 379mila copia.

Un buon successo, ma non da record. Basti pensare che le memorie di George W. Bush, che concedetemi di dirlo non è che fosse o sia il massimo della popolarità, hanno venduto lo scorso anno nella prima settimana di commercializzazione circa 450mila copie.

La fonte dei dati è quella in assoluto più seria del settore: la Nielsen Bookscan US, che negli Stati Uniti traccia le vendite di libri in ogmi formato, a partire dal cartaceo fino ad arrivare all’ebook. Sia in vendita online che tradizionale. Certo, bisogna tenere conto dl fatto che non sono state calcolate le vendite a livello internazionale, delle quali al momento si sa ben poco. In Inghilterra si conoscono le 37mila copie cartacee vendute, ma non si sa nulla di quelle elettroniche.

Consolazione mera, ma almeno il libro su Jobs ha venuto tre volte il numero di copie dell’ultimo di John Grisham, “The Litigators”. Girovagando tra i forum ed i quotidiani online che danno possibilità di commento, però, si notano sempre più persone stanche del permeare dell’attenzione sul defunto Ceo Apple. Che questo “calo” di vendite sia imputabile ad una sovraesposizione mediatica che ha inasprito gli animi?

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