Holding the man di Timothy Conigrave, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Holding the man è senza dubbio uno dei libri più crudi e sinceri che siano mai stati scritti. Questo è in buona parte da ascrivere al fatto che si tratti della storia vera del suo autore, Timothy Conigrave e del suo amore per John Caleo, ed in parte per lo stile privo di filtri che lo stesso ha applicato.

In questo volume di circa 300 pagine (da leggere in lingua originale perché non edito in Italia, N.d.R.). l’autore si mette a nudo e mette nero su bianco quella che è stata la storia della sua vita, la scoperta della sua sessualità e l’amore per John Caleo, suo compagno di scuola, durato fino alla morte di entrambi per AIDS. Si tratta di un’opera postuma. Quella che era nata come modo per ricordare l’uomo amato tra alti e bassi per metà della sua vita è stato poi pubblicato dopo la morte di Timothy, deceduto appena 10 giorni dopo aver finito questo “diario“. Il quale non solo esplora il rapporto tra i due ma dà uno spaccato sincero di quella che era la società australiana degli anni 70-80 e come l’AIDS, prima delle campagne di sensibilizzazione e del lavoro degli scienziati, lasciasse davvero poco scampo.

Holding the man è una lezione di vita ed al contempo un monito. Ma è allo stesso tempo una grandiosa storia di amore e debolezze e la dimostrazione di come in fondo forse, se si trova davvero la persona speciale, credere alle anime gemelle non è difficile. Consigliato su tutti fronti: sia da quello emotivo che storico-sociale.

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