“Steve Jobs, l’uomo che ha inventato il futuro”, biografia o manuale?

di Valentina Cervelli Commenta

Questo 2011 è caratterizzato senza dubbio dalla grande incidenza di biografie ed  autobiografie riguardanti i mostri sacri dell’informatica. Ecco che dopo Paul Allen, un altro libro cattura l’attenzione di tutti: “Steve Jobs, l’uomo che ha inventato il futuro”, scritto da un vecchio collaboratore dello stesso, Elliot Jay ed edito in Italia da Hoepli.

Un ritratto a trecentosessanta gradi del famoso informatico: a partire dal suo essere praticamente un “ragazzo prodigio” fino ai nostri tempi.

Nel libro viene affrontato il percorso che lo stesso ha passato dall’adolescenza alla maturità: lo stesso che lo ha trasformato nell’uomo che ora, in grado di gestire, in qualche modo, tutti gli aspetti della nostra vita con i suoi prodotti.

Si tratta di un volume composto da una persona che lo conosce bene, formato da numerose testimonianze di persone a lui vicine. E non è solo e semplicemente la storia della sua vita, ma anche un esame diretto e sincero del modo di Jobs di concepire il lavoro e di condurre un colosso dell’informatica come la Apple. Sfogliandolo, ci si rende conto come questo libro sia in realtà essenzialmente concentrato sulle tecniche necessarie a riportare in auge un’azienda come quella di Cupertino, sull’orlo del fallimento quando nel 1997 Steve Jobs ritorna ad essere Ceo della società dopo 12 anni di allontanamento.

La biografia concentra il suo scopo nel voler spiegare in modo semplice e senza giri di parole perché la Apple è diventata il fenomeno che tutti noi conosciamo e come sia arrivato allo sviluppo di idee che hanno rimodernato e il rivoluzionato il nostro modo di essere: iTunes, iPod, iPad e soprattutto iPhone.

Non solo, all’interno del volume viene raccontato come Steve Jobs, grazie alla sua capacità di rimanere focalizzato sugli obiettivi, sia riuscito a rischiare il giusto fila per proporre al mercato (ed ha ragione) lo sviluppo di tecnologia maggiormente user-friendly, ma di come grazia delle mosse un tantino azzardate ma convinte che è riuscito a ritagliarsi un ruolo importante anche all’interno di aziende come la Pixar.

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