Revival di Stephen King, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Revival” di Stephen King non è forse il miglior libro del mio scrittore preferito, ma non posso che trovarmi in disaccordo con coloro che lo hanno dismesso come qualcosa di lento e non fatto bene definendolo quasi un “esperimento finito male”.

Devo ammetterlo, “Revival” non è al livello di altri libri di Stephen King, ma questo se devo essere sinceri lo avevo già sperimentato con un insospettabile “The Dome“. Ma poniamoci qualche domanda: dopo praticamente più di 50 libri, cosa ci aspettiamo faccia uno scrittore come lui: che non provi a sperimentare per vedere se è in grado di fare altro? In questo caso vi sono diversi elementi interessanti: religione e fede, elettricità, droga, il rapporto tra due personaggi che ci porta a riflettere sul bene e sul male.  Non mi è dispiaciuto leggerlo. Ha qualche pecca? Si. Diverse cose poteva scriverle in modo differente. Ma da qui a dire che ha perso lo smalto secondo me ce ne passa di spazio. Sarà che il suo stile per me è un porto sicuro dove attraccare la nave della mia passione per la lettura. O forse ho ben presente gli ormai innumerevoli passaggi che ha fatto nell’approcciarsi alla scrittura in questi anni, ma non mi sconvolge che abbia deciso di provare a scrivere, anche dove sarebbe potuto essere il “vecchio” Stephen King, qualcosa di differente.

La dualità dei personaggi e l’elemento soprannaturale che condisce il tutto è stato di mio gradimento. Lo consiglierei? Penso proprio di si. Soprattutto al neofita che non sa cosa aspettarsi da questo autore.

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