Presentazione di La custode di libri, di Sophie Divry

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I lettori amano i romanzi che parlano di libri e amano leggere storie e avventure di protagonisti che condividono con loro questa passione. La custode di libri fa parte di queste opere e la scrittrice Sophie Divry è la penna che ha saputo magistralmente raccontare la storia di una lettrice appassionata, una bibliotecaria di una città di provincia che, delusa dagli uomini e dalle donne che hanno fatto parte della sua vita, sceglie di rifugiarsi in un lavoro (e passione) che ancora le dà gioia. Il romanzo è pubblicato da Einaudi ed è venduto a 10 euro in formato cartaceo e a 6,99 euro nella versione digitale.

Ecco la presentazione ufficiale del libro pubblicata da Einaudi:

Che cosa rappresentano per noi quei grandi bracci carichi di scaffalature, i tappeti morbidi su cui camminiamo, questo semisilenzio riposante, il tepore, la sorveglianza discreta e benevola? Non capisce? Non abbia paura di esprimersi. Le ricordo che sono una persona neutra nei suoi confronti e che tutto quello che diremo in questa stanza non uscirà dall’ambito della seduta. Ancora non capisce? Eppure è evidente: entrare in una biblioteca è tornare nel grembo materno, né piú né meno… Sí, come la mamma, la biblioteca ti dà un bacio sulla bua e tutto si risolve. Pene d’amore? Misantropia? Disperazione per il mondo? Mal di testa? Insonnia? Indigestione? Callo su un piede? Posso testimoniare: non ce n’è una, di queste patologie, che una biblioteca non sia in grado di calmare. Del resto, gli psicoterapeuti ci mandano gli agorafobici in cura sapendo che i malati, qui, incontreranno una folla pacifica, un’umanità riconciliata. Studenti che lavorano su tavoli tranquillamente condivisi con altri, nonnini che leggono e bimbi buoni, un miscuglio continuo di essenze cerebrali che deambulano nella stratificazione razionale delle idee creata dalla classificazione decimale di Dewey. Sí, questa visione dell’umanità ci eleva. Ah, Martin… Che cosa fa? No, non si sieda qui. È la mia scrivania. Non mi sono annoiata a morte allo scopo di passare i concorsi interni all’età di quarant’anni per non avere neppure una scrivania. Questo è il mio posto. È qui che seleziono, catalogo, segnalo, codifico, ascolto e, qualche volta, come le dicevo, consiglio. Se me lo chiedono con gentilezza.

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