Andrea Molesini vince il Premio Campiello 2011

di Giada Aramu Commenta

E’ un esordio col botto quello di Andrea Molesini che, con il suo primo romanzo “Non tutti i bastardi sono di Vienna”, ha conquistato la giuria dei lettori del Premio Campiello guadagnandosi un posto sul podio di questa 49esima edizione. L’autore veneziano, insegnante di letterature comparate all’Università di Padova, ha ottenuto ben 102 voti, oltre un terzo dei voti assegnati dalla giuria, un risultato importante che l’ha portato alla vittoria finale.

A credere nell’autore è stata la casa editrice Sellerio che ha pubblicato il primo romanzo di Andrea Molesini, fino ad ora autore di libri per ragazzi e di saggi e traduttore di numerose opere. Dietro a Molesini si sono classificati: al secondo posto Federica Manzon con “Di fama e di sventura” (Mondadori), al terzo Ernesto Ferrero con “Disegnare il vento”(Einaudi), al quarto Maria Pia Ammirati con “Se tu fossi qui” (Cairo editore), e al quinto Giuseppe Lupo con “L’ultima sposa di Palmira” (Marsilio).

Eccovi ora sinossi dell’opera vincitrice tratta da LaFeltrinelli:

 Negli ultimi tempi della Prima guerra mondiale in una località vicina al Piave la famiglia Spada è costretta a ospitare nella propria villa alcuni ufficiali dell’esercito nemico. Paolo ha quasi 18 anni, è rimasto precocemente orfano e vive coi nonni, Gustavo e Nancy, due eccentrici: lei di origine inglese, lui da anni cura la stesura di un libro che presumibilmente non vedrà mai la luce, ma riesce a intrattenere gli “ospiti” austriaci grazia alla sua simpatia e al senso dell’umorismo. Nella proprietà vivono anche le persone di servizio: Teresa, governante tutto fare con la figlia Loretta, e Renato, imponente custode dal misterioso passato. Poi alcune figure di contorno: la zia zitellona, il prete del paese, la giovane e bella Giulia arrivata in paese dopo chissà quale scandalo vissuto a Venezia. Le vicende della guerra si complicano, dal fronte ormai prossimo giungono notizie contrastanti e decine di feriti tanto da dover improvvisare in casa un ospedale. Ma quale segreto nasconde il custode e perché si affanna sempre attorno alle finestre e ai panni stesi in giardino? Mentre si delineano le sorti della guerra, nella villa gli eventi precipitano e ognuno svelerà la sua vera natura. A metà tra romanzo storico e romanzo di formazione, incentrato sulla figura del ragazzo Paolo che narra gli eventi in prima persona, il libro è scritto con uno stile veramente di alto livello, a volte immaginifico, a volte ironico, che mette bene in evidenza anche gli altri personaggi: dal nonno, che sarà capace delle scelte decisive, alla vecchia serva, a Giulia, a chi tradirà e non ne avrà pace; i loro caratteri, tutti incisi con molta sottigliezza, riescono a apparire vivi, credibili e intelligentemente sfumati con luci ed ombre sullo sfondo di una guerra che fu crudele e spietata come si tende a dimenticare. La Grande Guerra, ammantata nell’immaginario collettivo italiano in un’atmosfera fatta di eroismo e di spirito cavalleresco, appare qui in tutta la sua fredda e stupida ferocia.

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