Il femore di Rimbaud di Franz Bartelt, recensione

Il femore di Rimbaud di Franz Bartelt è un’uscita fresca fresca in libreria che ha attirato la nostra attenzione per il titolo. E mai siamo stati più felici di seguire il nostro istinto.

Di cosa parla Il femore di Rimbaud di Franz Bartelt

Ci sono romanzi che partono da un’idea strampalata e poi cercano disperatamente di diventare seri. Il femore di Rimbaud di Franz Bartelt fa esattamente il contrario. Come? Parte da una situazione già assurda, la spinge ancora più in là e si diverte a vedere cosa succede. Pubblicato originariamente in Francia nel 2013 e arrivato ora in una nuova edizione italiana per Prehistorica Editore, il romanzo ha come protagonista Majésu Monroe, un rigattiere molto particolare, specializzato nel commercio di oggetti appartenuti, almeno secondo lui, a personaggi celebri.

Nel suo negozio si possono trovare rarità improbabili, tra cui un calzino bucato di Rimbaud. E qui già si capisce che Franz Bartelt non ha intenzione di comportarsi come un romanziere rispettabile. Meno male, aggiungiamo. Majésu è un venditore di sogni, bugie e cianfrusaglie, capace di raccontare qualsiasi storia pur di rendere prezioso ciò che vende. Palesemente la sua vera specialità non sono gli oggetti: è la parola.

In Il femore di Rimbaud di Franz Bartelt, a complicare ulteriormente le cose arriva Noème, giovane donna proveniente da una famiglia ricchissima e animata da un odio feroce verso la borghesia. I due si innamorano rapidamente, accomunati da un rapporto piuttosto disinvolto con la morale, dall’alcol e da una certa simpatia per le idee rivoluzionarie.

Naturalmente, in un romanzo di Bartelt, il matrimonio non può che essere l’inizio dei problemi. Quando entra in scena una grossa eredità, infatti, gli ideali vengono sottoposti a un test molto più difficile di qualsiasi discussione politica: quello del denaro.

Un libro da leggere assolutamente

Diciamolo a gran voce. E’ proprio qui che il romanzo dà il meglio. Bartelt prende in giro un po’ tutti: ricchi e poveri, borghesi e rivoluzionari, poliziotti, giudici, finanzieri e intellettuali. Nessuno sembra davvero innocente e quasi tutti hanno un prezzo. La critica sociale c’è, ma non arriva mai sotto forma di predica. Viene nascosta dentro situazioni grottesche, dialoghi fulminanti e personaggi così esagerati da sembrare usciti da una commedia nera.

Il ritmo è uno degli elementi più divertenti. La storia cambia continuamente direzione e passa dal romanzo sociale al noir, dalla commedia sentimentale al poliziesco, con svolte improvvise e una buona dose di follia. Se ci si pensa bene è un libro capace di attraversare generi diversi, dal vaudeville al thriller, mantenendo sempre un gusto per il grottesco. E questa cosa a noi piace parecchio.

Anche se il limite, per alcuni lettori, è proprio questo eccesso. L’autore non conosce molto il concetto di moderazione: i personaggi sono caricature, le situazioni diventano sempre più improbabili e la trama procede spesso a colpi di invenzioni.

Il femore di Rimbaud va letto per quello che è. Ovvero una storia comica che usa il noir per prendere in giro le ipocrisie della società.

Lascia un commento