Muore Walter Bonatti, l’amore per i monti nei suoi libri

di Giada Aramu Commenta

L’annuncio è stato dato dall’editore Dalai: Walter Bonatti, leggenda dell’alpinismo italiano, è mancato oggi all’affetto dei suoi familiari e di tutti coloro che da tempo lo sostenevano ammirando il lavoro dell’alpinista e condividendone con lui la passione per la montagna. Bonatti, mancato all’età di 81 anni, era anche un importante scrittore, oltre che un celebre scalatore.

Il suo amore per le scalate nacque a Bergamo il 22 giugno del 1930 all’età di diciotto anni quando Bonatti scalò il Grigna, la montagna più amata dall’alpinista. La sua passione da quel momento aumentò a dismisura portando nella vita dello scalatore tanta ambizione e molti sacrifici, due componenti essenziali che lo portarono a raggiungere, durante la sua carriera nel campo, le cime che mai nessuno fino a quel momento aveva toccato con mano.

Le mani dello scalatore hanno toccato il Monte Bianco, il K2, il pilastro ovest del Dru, il Pilastro Rosso di Brouillard, la via Major alla Brenva, la via sul Pilier d’Angle e molte altre vette. Tutte le sue avventure vennero scritte su carta dallo scalatore che, dopo ogni spedizione, amava redigere un libro dove narrava le difficoltà, le emozioni più forti e i pensieri che affollavano la mente dell’alpinista. Sono ben 19 i libri che scrisse Walter Bonatti, ognuno di questi dedicati ai luoghi visti dagli occhi dello scalatore e ognuno di questi pubblicati per diverse case editrici italiane.

Tra i libri-diario scritti da Bonatti fa anche la sua comparsa un libro fotografico, Fermare le emozioni. L’universo fotografico di Walter Bonatti, un libro composto dalle immagini che ritraggono le grandi sfide dello scalatore e che raccontano le avventure più belle in 170 pagine in bianco e nero e a colori. Lultimo libro, Un mondo perduto, è stato pubblicato due anni fa da Dalai, un viaggio autobiografico verso i luoghi più belli del mondo:

 «Credo proprio di aver conosciuto un mondo ancora immutato dalle sue origini: terre estreme, immense e ancora senza storia, dove nulla muta ma tutto si ripete in un ciclo eterno. In quelle severe solitudini ho davvero vissuto paure e speranze, sconforti ed esaltazioni. Nelle notti buie i miei occhi hanno accompagnato una pletora di stelle alla deriva, e con la mente ho spaziato sognando impossibili orizzonti, fino a dare proporzioni umane agli infiniti, fino a confondermi nell’universo»

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