Apple rifiuta applicazione Sony per e-book: è polemica

di Valentina Cervelli 1

L’App Store di Apple dice no alla distribuzione della applicazione Sony per la lettura di e-book.  Il rifiuto, ufficializzato da parte del New York Times ha scatenato molte polemiche, specialmente nel cartello delle case editrici europee.

La motivazione, spiegano da Cupertino, va ricercata nella violazione di alcune norme della politica della Apple.

Al momento l’applicazione è già disponibile presso l’Android Market. Illazioni dei bene informati in materia vorrebbero l’azienda di Steve Jobs contrariata dal fatto che il lettore della Sony darebbe modo ai suoi clienti, di poter acquistare dei libri digitali al di fuori dei suoi circuiti, bypassando quindi l’App Store, con conseguenti perdite dell’azienda in ambito economico.

Il sentore degli esperti è che in base a tale assunto, molto presto anche  Amazon e la sua applicazione Kindle potrebbero trovarsi a dover affrontare un problema del genere, portando tutti i possessori di iPad che hanno comprato libri da Amazon ad avere qualche problema di gestione.

Sicuramente questa nuova politica aziendale è sinonimo di come la Apple, rispetto al passato abbia deciso di non puntare solamente sull’hardware ma tutto ciò ad esso collegato. Una scelta questa che lascia tutt’altro che indifferenti, come anticipato, le case editrici europee.

Il rifiuto dell’applicazione Sony da parte della Apple rischia infatti di limitare la diffusione di determinate opere nei confronti di specifiche fasce di età, limitando quindi  al contempo non solo i proventi della società giapponese, ma di tutti quei distributori che contavano su questa nuova applicazione per vendere e-book e riviste a prezzi accettabili per i consumatori.

A tal proposito è previsto un incontro, il prossimo 17 febbraio tra l’Associazione International Newsmedia Marketing e la Online Publisher Association Europea, in modo tale da mettere il punto sulla situazione ed effettuare una analisi in merito a quanto la decisione della Apple sarà in grado di “disturbare” il mercato.

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