Premiata ditta sorelle Ficcadenti di Andrea Vitali, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Con “Premiata ditta Sorelle Ficcadenti” di Andrea Vitali devo partire da una necessaria puntualizzazione. Lo ho acquistato aspettandomi diverse cose che con mio sommo dispiacere e rammarico non sono accadute affatto. Un vero peccato date le potenzialità del libro.

Sono le potenzialità non pienamente esplorate una delle cose che non riesco a superare di un libro. E’ come se salendo una montagna per raggiungere un luogo paradisiaco, dopo un lungo cammino ti dicessero: fermo qui, più avanti non si sale. E la sensazione non è solo di avere avuto a che fare con qualcosa di incompiuto ma di rimanere comunque bloccata in uno stato di nevrosi data dalla non corretta espressione di personaggi che avrebbero potuto regalare molto. Lo so, sembra un po’ contorto, ma voglio darvi la mia opinione senza rovinarvi il gusto di leggere la “Premiata ditta sorelle Ficcadenti”. Andrea Vitali, che lo si apprezzi o meno è un ottimo scrittore ed è per questo che mi dispiace ancora di più aver visto crollare la mia fede in questo libro.  Per voi la sinossi:

Bellano 1916. In una fredda serata di metà dicembre una fedele parrocchiana, la Stampina, si presenta in canonica: ha urgente bisogno di parlare con il prevosto. Suo figlio Geremia, che in trentadue anni non ha mai dato un problema, da qualche settimana sembra aver perso la testa per una donna: vuole sposarla o si butterà nel lago. L’oggetto del suo desiderio è Giovenca Ficcadenti, che insieme alla sorella Zemia ha appena aperto in paese un bottonificio, suscitando un putiferio di chiacchiere e sospetti. Come fanno ad avere prezzi così bassi per prodotti così buoni? Qual è l’origine di quel “Premiata” di cui fregiano la loro ditta? Quali traffici nascondono il giovedì sera? E come si può impedire all’ingenuo Geremia di finire vittima di qualche inganno? Sul loro passato si allungano molte ombre e servirà tutta l’astuzia dei compaesani – ma anche la loro ironia – per evitare guai più seri.

Con me ad esempio ha funzionato tantissimo il titolo nella spinta all’acquisto, insieme ad una certa ammirazione per lo scrittore. Mi aspettavo una di quelle storie dall’intreccio popolare grandioso… che per un po’ ho avuto. Ma che poi non è stata portata a compimento in maniera accettabile. E’ come se ad un certo punto l’impegno dello scrittore fosse “non pervenuto”. E questo è inaccettabile in un libro che parte come buono e poi si perde nel tragitto. Insomma.. probabilmente lo consiglierei come lettura ma non per estrema convinzione personale… quanto per avere un feedback. Esagerata io che non ho capito o davvero manca qualcosa nel libro di Vitali?

 

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