L’arte di essere fragili di Alessandro D’Avenia, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

L’arte di essere fragili” di Alessandro D’Avenia è un libro molto particolare. Un volume dalle forte potenzialità che però dato il numero incredibile di concetti espressi al suo interno… risultata più pesante di quello che ci si potrebbe aspettare inizialmente.

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Va sottolineato, l’idea alla base ed il confronto/dialogo con Giacomo Leopardi sono un colpo di genio. Ma proprio per tale motivo la materia in questo caso deve essere trattata con un certo riguardo rendendo il tutto davvero accessibile. Non si tratta di un libro scritto male, assolutamente. Lo scrittore sa cosa fa e come farlo. Il problema è che ad un certo punto tutto diventa… troppo. Se ci si interroga su qualcosa è bene che si arrivi ad un punto finale di risoluzione. Soprattutto in un’opera saggistica o che come tale si presenta all’occhio del lettore. Quattro le sezioni del libro corrispondenti a quattro fasi delle vita. Egualmente importanti e tutte alla fine, lasciate senza una sorta di conclusione in questa prosa.  Se mi poni delle domande, perché non mi dai delle risposte? Non che come autore Alessandro D’Avenia fosse obbligato in qualche modo (o no?) a fornircele. Ma senza le stesse è fuori da ogni dubbio che l’esperienza di lettura del libro non è piacevole e semplice come ci si sarebbe aspettato.

Ed è un vero peccato perché l’idea di utilizzare Giacomo Leopardi come interlocutore è davvero molto valida. E si muove a 350° rispetto alla sua precedente opera Bianca come il latte, rossa come il sangue. Una lettura davvero particolare.

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