Gli assalti alle panetterie di Haruki Murakami

di Valentina Cervelli Commenta

Vi sono dei libri che sono stupendi per il delirio onirico che presentano. E “Gli assalti alle panetterie” di Haruki Murakami è uno di questi. La sua capacità, sebbene non piaccia a tutti, è quella di riuscire a colpire nel segno con questo suo modo di essere.

Non tutti sono in grado di maneggiare il genere. Fortunatamente per il lettore, Haruki Murakami ne è capace. E’ la prima opera di questo autore che mi è capitato di leggere e va detto che la soddisfazione è stata tanta, nonostante qualche piccola perplessità. Sono due i racconti all’interno del libro uniti dal protagonista delle storie. E come la sinossi spiega:

Un gruppo di giovani male in arnese è cosi affamato da decidere di ricorrere agli estremi rimedi: rapinare una panetteria. Non per il denaro, ma per il pane. Quando arrivano però nel negozio scelto “per il colpo” hanno la prima di molte sorprese. Il panettiere non si opporrà in nessun modo all’esproprio, anzi sarà ben felice di dare loro il pane, a patto che facciano una cosa, una cosa molto semplice per lui: ascoltare un brano di Wagner.

Tutto si gioca sul contrasto tra male e bene, sull’ironia graffiante che pone l’uomo al centro con tutti i suoi vizi e le sue virtù. E’ la fame la spinta trainante verso due atti di delinquenza, e nel racconto quello che appare essere uno dei punti di forza di “Gli assalti alle panetterie” di Haruki Murakami è il non capire quando si è effettivamente in un “sogno” o nella realtà. E’ un’ opera particolare, ma ben pensata.

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