eBook gratis: il romanzo a puntate di Metilparaben

di Barbara Commenta

lavori in corso

Undicesimo: non commentare è il romanzo che il blogger Metilparaben (al secolo Alessandro Capriccioli) sta pubblicando a puntate da un po’ di tempo. La tecnica del work in progress, specialmente quando si tratta di un libro è molto interessante. Da un lato è stuzzicante leggere pian piano e riscoprire il piacere dell’attesa (chissà come si sentivano i lettori russi tra un capitolo e l’altro dei grandi capolavori).

Dall’altro, volendo, è possibile far conoscere subito all’autore il proprio parere, porgli delle domande, osare dei suggerimenti. Questo non vuol dire che li metterà in pratica (è il suo romanzo, non il vostro), ma sicuramente terrà in considerazione il vostro punto di vista.


Avevo già fatto questo genere di esperienza con Abba Nilani – I monasteri della collera di Elisabetta Venier. L’autrice del romanzo testava l’effetto della sua storia su noi lettori, ricevendone prime impressioni, commenti favorevoli o meno favorevoli, indicazioni sui personaggi e via dicendo.

Torniamo però al nostro romanzo in corso. Devo subito dirvi che se amate i thriller fa per voi. Se vi piacciono i delitti efferati anche. Se le descrizioni dettagliate non vi inquietano allora siete a cavallo.

Io in realtà tendo ad immedesimarmi con la vittima e la lettura mi lascia sempre un po’ sottosopra. Dovrei provare ad immedesimarmi con l’assassino, una volta o l’altra.

In ogni caso il romanzo si fa leggere ed incuriosisce a dovere. Potete seguire Undicesimo: non commentare sul blog ufficiale, ma anche tramite la pagina Facebook dedicata. Intanto, ecco un estratto:

Provò a strillare, si rese conto della stoffa che le arrivava quasi in gola e si sentì soffocare. La figura incappucciata le prese delicatamente la testa tra le mani. Lei sentì il ruvido dei guanti di gomma sulla pelle. «Adesso ti tolgo il bavaglio, così puoi respirare e dirmi quello che mi serve. Ma se provi a gridare ti ammazzo subito e buonanotte, intesi?» Giovanna fece segno di sì con la testa. La figura incappucciata le strappò via il fazzoletto dalla bocca. Lei ebbe una specie di conato.
«Allora, mi servono il tuo nome utente e la tua password di Google. Adesso».
«Ma perché…»
Giovanna vide il pugno che si alzava e la mano che si apriva durante la traiettoria fino alla sua faccia, poi sentì il collo che si spostava all’indietro, fin dove lo consentiva la spalliera della sedia, e il dolore che le si irradiava nella schiena e sotto lo zigomo.
«Chiariamo una cosa: non ti ho chiesto di dirmi ma, o bi o ba. Ti ho chiesto quei cazzo di username e password».
Giovanna tossì un paio di volte e ruotò la testa come per assicurarsi di averla ancora sul collo.
«Swe… SweetGiovy…»
«Bene, vedo che ragioniamo. Ora la password».
«…lapassworddigiovanna02…»

Photo Credits | blumpy su Flickr

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