leonardo.it

“Il corridoio di legno” di Giorgio Manacorda, recensione

 
Daniela
23 febbraio 2012
Commenta

corridoio di legno carlo manacorda Il corridoio di legno di Giorgio Manacorda, recensione

“Il collegio sembra bello solo dopo molti anni”. Si apre così “Il corridoio di legno”, il primo romanzo del professore, saggista e poeta Giorgio Manacorda, edito da Voland e presentato lo scorso lunedì alla libreria Feltrinelli presso la Galleria Alberto Sordi di Roma.

Il romanzo, che può definirsi un thriller esistenziale di ispirazione fantapolitica, è ambientato tra Berlino, Roma e una piccola isola, e narra la vicenda di un poliziotto che va a Berlino per un’indagine e torna al collegio nel quale ha passato la sua adolescenza.

In realtà il poliziotto, che solo nelle ultime pagine scopriamo chiamarsi Giorgio, proprio come l’autore, il quale assicura però che il romanzo non è autobiografico, vuole ricostruire le vicende di due fratelli, Andrea e Silvestro, con il quale ha trascorso gli anni del collegio; per far ciò, Giorgio si avvale dell’aiuto di Lotti, l’ex fidanzata di Andrea, il vero protagonista del libro.

Il tempo dell’azione, apparentemente indefinito, è in realtà riconducibile agli anni 70, alla lotta armata, alla Milizia, alle rivolte del ’68; la lingua usata da Manacorda nel suo romanzo d’esordio è estremamente espressiva.

Il romanzo, che è più che altro un’indagine-confessione, si apre con i ricordi di Giorgio della vita del collegio, con una serie di flashback che partono dal momento in cui il poliziotto atterra a Berlino; la voce narrante del romanzo, è però quella di Andrea sotto forma epistolare: con una serie di lettere che scrive all’amico editore tedesco Friederich apprendiamo le vicende di Andrea e di Silvestro, legate a doppio filo ad una donna, Lynn. Due fratelli estremamente diversi, appaiono Andrea e Silvestro, ma speculari per certi versi e soprattutto dalla personalità complicata e appassionata.

Un romanzo, quello di Manacorda, capace di lasciare con il fiato sospeso il lettore, fino all’ultima pagina, perché a volte, come in questo caso, è più tragica e complessa di come sembra.

Articoli Correlati
Giorgio Faletti: come scrivo i miei libri

Giorgio Faletti: come scrivo i miei libri

Tra i tanti eventi in programma alla manifestazione dedicata ai libri e alla lettura “Libri come” che si è svolta la scorsa settimana all’Auditorium di Roma, c’è stato l’incontro con [...]

Recensione di “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro

Recensione di “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro

I nomi dei protagonisti di questa storia si chiamano Kathy, Tommy e Ruth. I loro cognomi non vengono forniti al lettore, al loro posto, infatti, seguono singole iniziali puntate, segno [...]

Giorgio Faletti scrive a Giorgio De Rienzo

Giorgio Faletti scrive a Giorgio De Rienzo

Giorgio De Rienzo, critico letterario scomparso a fine luglio, aveva dato sempre voti severissimi ai romanzi di Giorgio Faletti nelle sue pagelle sul Corriere della Sera. Voti che però erano [...]

La Quinta Verità, di Giorgio Fabbii: recensione

La Quinta Verità, di Giorgio Fabbii: recensione

“La quinta verità”, di Giorgio Fabbi. Mi imbattei in questo libro in una cittadina vicino casa, per puro caso. Una libreria (della quale per puro caso, lo giuro, ho il [...]

Giorgio Faletti e la profezia sul calcio nostrano

Giorgio Faletti e la profezia sul calcio nostrano

Quando si dice essere profeti pur non volendolo: al pari della canzone “Barabba” di Federico Moro, con il suo ultimo romanzo, in uscita fra qualche tempo, Giorgio Faletti, attore ed [...]

Lista Commenti
Aggiungi il tuo commento

Fai Login oppure Iscriviti: è gratis e bastano pochi secondi.

Nome*
E-mail**
Sito Web
* richiesto
** richiesta, ma non sarà pubblicata
Commento