Canto di Natale di Charles Dickens, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Ogni tanto, soprattutto durante le feste, affidarsi ai classici è obbligatorio. E leggere “Canto Di Natale” di Charles Dickens esprime il senso di queste celebrazioni al 100%. E poi va accettato: esso rientra in quella categoria di libri che bisogna leggere almeno una volta nella vita.

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La storia di Ebenezer Scrooge la conoscono tutti. Per via delle numerose trasposizioni cinematografiche e televisive, non per ultima quella targata Disney. Non vi è quindi poi nulla da raccontare sulla stessa, le basi si conoscono: persona cattiva e crudele, tre fantasmi che tentano di portarla sulla retta via mettendola davanti a ciò che ha fatto, quello che sta facendo e quello che sarà il futuro in caso continui con il suo modo di fare. Quel che è interessante per ciò che concerne la storia originale è la mancanza di quegli orpelli tipici che nelle diverse riproposizioni sono stati aggiunti.

E’ la forza dell’amore contro l’odio il nocciolo di “Canto di Natale” di Charles Dickens. E non si tratta di buonismo dato dalla tipologia di storia o dalla festività stessa che è protagonista della storia. E’ in generale quello che l’esistenza stessa propone. La crudeltà e la solitudine creata sulle spalle degli altri non ripaga di nulla, anche se ci si illude che tutto sia a posto per via di una ricchezza materiale notevole che però, alla fine, non serve a niente. “Canto di Natale” è un libro che va letto e assaporato per quello che è, nella sua semplicità, per carpirne la morale e sentirsi in pace con se stessi.

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