Bianca come il latte, rossa come il sangue, di Alessandro D’Avenia: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

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Talvolta, complice un film in uscita al cinema, ci si ritrova ad avere nelle mani libri che non si sarebbe pensato di acquistare.  “Bianca come il latte, rossa come il sangue” di Alessandro D’Avenia ne è stata la classica espressione. E devo dire che tutto sommato non mi è dispiaciuto che sia capitato.

Quel che ho pensato immediatamente leggendolo è che si tratta di un romanzo perfetto per gli adolescenti, ma in maniera decisamente differente rispetto ad opere come quelle di Federico Moccia. Devo dire che qualche passaggio me lo ha ricordato in parte, ma fortunatamente per me non a tal punto da non farmi gradire questo esordio letterario davvero particolare. Il protagonista è un ragazzo sedicenne di nome Leo che come tutti i ragazzi della sua età è alle prese con il primo amore giovanile e contemporaneamente con la necessità di capire cosa fare, quali obiettivi raggiungere nel corso della sua esistenza.

La strada che percorrerà in alcuni tratti sarà tutt’altro che facile e questo porterà ad una veloce maturazione del ragazzo in ogni contesto. Parlando di stile, sinceramente qualcosa mi ha lasciata perplessa. Intendiamoci, anche il linguaggio scelto e la sua “cadenza”, il suo ritmo possiedono un “perchè”. Non sono stati scelti a caso. Ciò non significa pero, va ammesso, che siano sempre perfettamente digeribili. Ci ho visto all’interno anche una piccola sfumatura alla Nicholas Sparks (non pensare a “I passi dell’Amore” è impossibile, N.d.R.) ma tralasciando possibili richiami, negli occhi solo di chi legge, questo non è un demerito di un’opera che soprattutto affronta e parla di sentimenti. Anche grazie al dualismo dei colori scelti. E’ una lettura, devo ammetterlo che consiglierei un po’ a tutti, nonostante non riesca a tacciarlo di essere un capolavoro tout court. E mettendo completamente da parte il film. Secondo me quando si affrontano i temi di “Bianca come il latte, rossa come il sangue“, un po’ la storia ci perde se trasposta.

 

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