Alfred Tennyson, In memoriam

di Barbara Commenta

Donna e versi di Tennyson

Ci sono alcune coincidenze che mi lasciano sempre molto perplessa. Stamattina, per dirne una, mi sono svegliata pensando di parlare su Libri e Bit del poeta vittoriano Alfred Tennyson (nato nel 1089 e morto nel 1892). Perché mi è venuto in mente? Non ne ho idea, non ho mai letto un verso che sia uno di questo autore.

Apro Google e scopro che è morto Steve Jobs. Perdo due ore su Facebook a parlarne con gli amici. Poi decido di mettermi a lavorare, finalmente, e mi metto a caccia di notizie su Tennyson e scopro che la sua opera più famosa si intitola In memoriam, scritta dopo la morte di un suo caro amico e composta da 131 componimenti di varia lunghezza.

Nel poema Tennyson è distrutto dal dolore e combattuto tra sentimenti di fede e pensieri più razionali. Come leggo sul sito, Il Sapere:

Nella sua opera più famosa, In memoriam, diede espressione intensa al continuo oscillare interiore dalla disperazione alla speranza, dai timori e dubbi sull’immortalità dell’anima ai tentativi di conciliarli con l’esistenza di Dio. La poesia non è solo il grido di dolore per la perdita di un amico, ma la registrazione delle oscillazioni tra fede e dubbio, speranza e disperazione, che accompagnavano Tennyson da parecchi anni; le sue certezze erano fatte vacillare dalla teoria evoluzionistica ed egli tentava di riconciliare la propria fede tradizionale con le nuove idee.

Vi cito solo alcuni versi tratti dal componimento numero XXI

I sing to him that rests below,
And, since the grasses round me wave,
I take the grasses of the grave,
And make them pipes whereon to blow.

The traveller hears me now and then,
And sometimes harshly will he speak:
‘This fellow would make weakness weak,
And melt the waxen hearts of men.’

Another answers, ‘Let him be,
He loves to make parade of pain,
That with his piping he may gain
The praise that comes to constancy.’

A third is wroth: ‘Is this an hour
For private sorrow’s barren song,
When more and more the people throng
The chairs and thrones of civil power?

Traduzione
(fatta al volo da una cara amica, quindi se volete segnalatene una ufficiale nei commenti)

Canto a colui che riposa
e mentre ondeggia l’erba intorno
la raccolgo dalla tomba
e la faccio risuonare tra le mani

Il viaggiatore mi ascolta e d’ora in poi,
talvolta, mi parlerà duramente;
Questo compagno piegherà la debolezza
e fonderà i cerei cuori degli uomini

Altre risposte “Lascialo stare,
ama fare sfoggio del dolore,
che potrebbe guadagnargli
la lode per la perseveranza

Un terzo è irato :”E’ questa l’ora
per sterili canzoni di dolore privato
Quando sempre più le persone affolleranno
Le sedie e i troni dei poteri civili?”

Mi rendo conto che estrapolare un brano in questo modo senza aver compreso a fondo il significato dell’opera è non dico inutile, ma un tentativo difficile di far appassionare alla poesia di Tennyson. Spero solo sia servito a incuriosirvi un po’, come è accaduto a me sfogliando il web a caccia di notizie su di lui.

Il testo inglese potete trovarlo su Poets’Corner, la traduzione in una pubblicazione della Carabba Editore. Una curiosità: mentre cercavo notizie online, scopro che alcuni versi di Tennyson sono stati citati in Hellboy 2, chi l’avrebbe mai detto!

Photo Credits | Anna Gutermuth su Flickr

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